Continua ad essere novembre. Incredibile quanto durino i mesi che non ci piacciono, con sta pioggerella gnecca e st'orzata che la mattina e la sera scende come un plaid. Non è semplice trovare motivi di felicità. Ma c'è un piccolo espediente per sopravvivere alla sfiga. Avvicinate TorinoSette all'orecchio che ve lo dico: diserbate dalla nostra vita i DEMOLITORI DI ENTUSIASMI. Io li chiamo così. I demolitori di entusiasmi sono quelli che di mestiere entrano nella tua vita a piedi uniti e ti distruggono quel micron di felicità che ancora ti resta. Quelli che di professione fanno i trovatori di peli nell'uovo, categoria A freschissimo. Ma non facciamo l'errore di confonderli con i pessimisti. No, perché il pessimista una sua visione del mondo ce l'ha. Nera come un dark di notte ma ce l'ha. Il pessimista parte per una vacanza alle Mauritius e ha paura che arrivando là non troverà parcheggio. Il demolitore di entusiasmi invece è molto peggio perché non ha convinzioni. E siccome non ne ha, distrugge le tue. Il suo motto è: non preoccuparti, arriveranno tempi peggiori. E' quello che ti dice: «Che bello questo taglio nuovo di capelli… peccato che non riuscirai mai a pettinartelo da sola…». Oppure, vedendoti carica di sacchi di umido, carta e vetro differenziati, ti sorride pietoso e sospirando ti fa: «Ancora ci credi? Beata ingenuità». Che distillato di odio. Una circostanza in cui il DDE è particolarmente pernicioso è la questione casa. Per far vedere la casa nuova ad un demolitore di entusiasmi è meglio prima tracannarsi mezza bottiglia di Pampero, perché in uno stato di semi ubriachezza gli strali fanno meno male. Lo schifosone parte sempre con un apparente complimento: «Bello…» ma basta contare fino a tre che arriva la mazzata. Uno, due .. e tre. «Peccato che…» E parte l'elenco: la facciata è orrenda, la scala è ripida, l'ascensore è soffocante, il tetto è fradicio di amianto, la cantina è umida, sotto il pavimento circolano fiumi di radom, e il muro maestro c'ha una bella crepa. Sottile, per adesso, e sottolineo per adesso. Io ho un'amica così. L'altro giorno è salita in terrazza e mi ha detto: «Carino, c'è una bella vista, peccato che si vedano le gru». Eh certo. Torino è tutta un cantiere e anche da casa mia, guarda un po', si vedono le gru. Adesso telefono a Chiamparino e gli chiedo di toglierle, guardiana di oche. Non parliamo poi di quando hai la disgrazia di averceli in macchina. E' una continua lamentela, perché tu, scentrata, fai la strada più lunga, con tutti i percorsi molto più brevi che ci sono. Ma ammettiamo pure che sia così. Che la tangenziale è una figatissima, perché percorri il perimetro di tutta la città dietro un tir ma eviti 5 semafori. E se comunque a me, che sono cretina dalla nascita, piacesse fare la strada più lunga? Chettifrega. Io voglio fare questo tragitto perché c'ho i miei appuntamenti. Incontro una magnolia che d'estate, fiorita, leva il fiato, una casa antica con dei beau windows che sono un sogno e un pezzettino di fiume che ad una certa ora del giorno brilla come l'argento? Ma cosa lo dico a te… arido parassita, tarlo del mio gioire”.
Riderei di gusto, se non fosse così tragicamente vero!
RispondiEliminaPer fortuna ci sono gli antidoti!