giovedì 30 settembre 2010

Dove sta andando il tuo collaboratore?

Il titolare della M.G impianti ha appena inviato una email a tutti i responsabili dei reparti richiedendo un rapporto semestrale che definisca come si sta procedendo rispetto ai piani aziendali annuali stabiliti. Questi riguardavano l'espansione dell'azienda con acquisizione di nuove fette di mercato nel nord Italia. Il direttore vendite decide, vista la richiesta urgente, di convocare personalmente nell'ufficio ciascun commerciale. Inizia da Monari, a cui chiede: - Come stai andando con le finalità delineate dall'azienda?- Lui con sguardo interrogativo domanda: - Quali sono?- e il responsabile:- Lo sai, quelle che l'azienda mi ha assegnato circa sei mesi fa- il disagio diventa palpabile e Monari esitante afferma:- Non penso di esserne stato informato - A questo punto il direttore gli chiede: - Lascia perdere, dimmi cos'hai combinato negli ultimi sei mesi - e Monari: - Mi sono dedicato ai vecchi clienti con l'obiettivo di aumentare il loro volume di vendita- a questo punto il resposabile incollerito: - Eppure eri stato informato che il nostro obiettivo per quest'anno era di acquisire clienti nuovi! Perché non l'hai fatto?- Monari ritorna con la mente alle giornate passate dai clienti, ai chilometri in automobile e si spazientisce pensando a tutto il lavoro inutile che ha svolto perché il suo capo non gli ha trasmesso gli obiettivi aziendali e risponde: -Se non me l'hai detto, come facevo a saperlo? Ho fatto solo quello che pensavo fosse giusto, l'anno scorso ho fatto la stessa cosa e mi avevi detto che andava bene!- e il direttore: - Non trovare scuse, perché ricordo benissimo di averti lasciato personalmente la circolare sulla scrivania, se poi tu non prendi in considerazione le comunicazioni che ti arrivano, la colpa è solo tua!-

Tante volte in azienda ci è capitato di vedere o vivere personalmente una scena come questa!
Quante persone indaffarate camminano per i corridoi della tua impresa non avendo chiari gli obiettivi aziendali e i propri? Quanti si stanno impegnando per ottenere risultati che a te imprenditore non interessano?
Alla base dello sviluppo di ogni organizzazione aziendale, anche la più piccola, c'è la definizione dei piani di performance di settore ed individuali. In altre parole, innanzitutto l'imprenditore deve decidere dove vuole condurre l'azienda, definendo la mission e gli obiettivi annuali e poi li deve rendere concreti e fattivi indicando a ciascun collaboratore quali sono i micro obiettivi che, se raggiunti, comporranno il puzzle che ci mostrerà i risultati aziendali.
Semplice, no? Peccato che ancora oggi sono poche le piccole medie imprese che dedicano attenzione alla definizione dei piani di performance dei propri collaboratori. Quando si assume una persona frequentemente accade che venga buttata nell'arena senza precise indicazioni sui risultati che deve ottenere e quando entra anche il leone ovviamente ciascuno agisce secondo il suo buon senso, la sua cultura, la sua pregressa competenza e le sue attitudini e magari si nasconde o scappa oppure affronta la bestia feroce pensando che il suo compito sia quello di conquistarne lo scalpo.
E' vero che un buyer, senza che tu lo dica, ha chiaro che uno dei principali obiettivi è quello di acquistare componenti adeguati, ma in che modo? Cercando a tutti i costi di risparmiare il più possibile o prediligendo i migliori prodotti? Tirando il collo ai fornitori o creando una relazione di partnership con loro? Ci sono molti risultati diversi che un buyer, così come un venditore o un reparto produttivo possono ottenere a seconda degli obiettivi che gli forniamo. Ma se nessuno li definisce e li comunica, ogni individuo interpreterà a suo modo il lavoro e, convinto di agire nel migliore dei modi, dedicherà tempo a produrre un maggior numero di pezzi quando l'obiettivo aziendale era migliorare la qualità e la precisione del prodotto. La definizione delle performance che tu desideri da un collaboratore è il primo passo che non può prescindere da una comunicazione chiara di queste aspettative all'interessato che deve condividerle e sigillarle con un accordo esplicito. Seguiranno verifiche in itinere e feedback per monitorare come il collaboratore sta operando rispetto agli obiettivi prefissati. Piani di performance chiari e condivisi sono le fondamenta della tua azienda, è ciò che permetterà a ciascun lavoro individuale di concretizzare i tuoi obiettivi aziendali e la mission. Quindi tutti gli obiettivi relativi alle prestazioni dei singoli devono essere collegati alle finalità generali che si prefigge l'azienda.
Definire il piano di performance è necessario ma non sufficiente. Se vuoi che realmente ciascuno ottenga gli obiettivi individuali assegnati devi occuparti anche di stabilire un piano di sviluppo della persona. Quando assumi un nuovo collaboratore ovviamente dedichi tempo e risorse ad individuare la persona più allineata alla tua azienda e al ruolo che dovrà ricoprire, ma non potrà mai essere perfetta; potrebbe non conoscere il gestionale che tu utilizzi e avere necessità di un corso oppure essere eccellente nella relazione col cliente ma deficitario nella gestione del tempo. Così come il tuo collaboratore storico, che ha bisogno di aggiornarsi sulle nuove tecniche produttive o ha necessità di smussare gli angoli del suo spigoloso modo di gestire i suoi collaboratori.
I piani di sviluppo servono a questo: a migliorare le competenze e gli atteggiamenti di ciascuno, al fine di ottenere con maggiore facilità e serenità tutti i risultati stabiliti nei piani di performance.
Se quindi ti sei domandato perché l'anno scorso non hai ottenuto i risultati imprenditoriali che desideravi, osserva la tua azienda: hai stabilito e comunicato mission e finalità aziendali ai tuoi collaboratori? Ciascuno ha chiari i risultati e gli obiettivi che deve ottenere nella propria mansione (piani di performance)? Hai stabilito affiancamento, corsi, coaching per migliorare competenze e atteggiamenti di ogni tuo dipendente (piani di sviluppo)? ...sarà dunque stata colpa della crisi quella inflessione del fatturato?

lunedì 13 settembre 2010

Il demolitore di entusiasmi

Vorrei condividere con voi questo testo tratto dal libro "Rivergination" di Luciana Littizzetto...lo dedico a tutte le persone che sono entusiaste della vita, a chi ha grandi sogni, a chi sta percorrendo la sua strada passo dopo passo con semplicità e con gioia, godendosi ogni attimo di presente...non lasciamoci abbattere dai demolitori di entusiasmi!! 
Continua ad essere novembre. Incredibile quanto durino i mesi che non ci piacciono, con sta pioggerella gnecca e st'orzata che la mattina e la sera scende come un plaid. Non è semplice trovare motivi di felicità. Ma c'è un piccolo espediente per sopravvivere alla sfiga. Avvicinate TorinoSette all'orecchio che ve lo dico: diserbate dalla nostra vita i DEMOLITORI DI ENTUSIASMI. Io li chiamo così. I demolitori di entusiasmi sono quelli che di mestiere entrano nella tua vita a piedi uniti e ti distruggono quel micron di felicità che ancora ti resta. Quelli che di professione fanno i trovatori di peli nell'uovo, categoria A freschissimo. Ma non facciamo l'errore di confonderli con i pessimisti. No, perché il pessimista una sua visione del mondo ce l'ha. Nera come un dark di notte ma ce l'ha. Il pessimista parte per una vacanza alle Mauritius e ha paura che arrivando là non troverà parcheggio. Il demolitore di entusiasmi invece è molto peggio perché non ha convinzioni. E siccome non ne ha, distrugge le tue. Il suo motto è: non preoccuparti, arriveranno tempi peggiori. E' quello che ti dice: «Che bello questo taglio nuovo di capelli… peccato che non riuscirai mai a pettinartelo da sola…». Oppure, vedendoti carica di sacchi di umido, carta e vetro differenziati, ti sorride pietoso e sospirando ti fa: «Ancora ci credi? Beata ingenuità». Che distillato di odio. Una circostanza in cui il DDE è particolarmente pernicioso è la questione casa. Per far vedere la casa nuova ad un demolitore di entusiasmi è meglio prima tracannarsi mezza bottiglia di Pampero, perché in uno stato di semi ubriachezza gli strali fanno meno male. Lo schifosone parte sempre con un apparente complimento: «Bello…» ma basta contare fino a tre che arriva la mazzata. Uno, due .. e tre. «Peccato che…» E parte l'elenco: la facciata è orrenda, la scala è ripida, l'ascensore è soffocante, il tetto è fradicio di amianto, la cantina è umida, sotto il pavimento circolano fiumi di radom, e il muro maestro c'ha una bella crepa. Sottile, per adesso, e sottolineo per adesso. Io ho un'amica così. L'altro giorno è salita in terrazza e mi ha detto: «Carino, c'è una bella vista, peccato che si vedano le gru». Eh certo. Torino è tutta un cantiere e anche da casa mia, guarda un po', si vedono le gru. Adesso telefono a Chiamparino e gli chiedo di toglierle, guardiana di oche. Non parliamo poi di quando hai la disgrazia di averceli in macchina. E' una continua lamentela, perché tu, scentrata, fai la strada più lunga, con tutti i percorsi molto più brevi che ci sono. Ma ammettiamo pure che sia così. Che la tangenziale è una figatissima, perché percorri il perimetro di tutta la città dietro un tir ma eviti 5 semafori. E se comunque a me, che sono cretina dalla nascita, piacesse fare la strada più lunga? Chettifrega. Io voglio fare questo tragitto perché c'ho i miei appuntamenti. Incontro una magnolia che d'estate, fiorita, leva il fiato, una casa antica con dei beau windows che sono un sogno e un pezzettino di fiume che ad una certa ora del giorno brilla come l'argento? Ma cosa lo dico a te… arido parassita, tarlo del mio gioire”.

giovedì 9 settembre 2010

AC...CRESCERE TALENTI

Il talento senza formazione è come argento in miniera.
Quando Benjamin Franklin scrisse questa frase nella seconda metà del settecento non immaginava che le sue gesta e le sue parole lo avrebbero reso così famoso da avere oggi impressa la sua immagine sui 100 dollari americani.
Con questa frase modernissima, lui disegna per noi oggi una strada da percorrere per far sì che tanti cumuli di quelle banconote col suo volto possano entrare nelle casse delle nostre aziende.
Che cosa fa oggi la differenza tra le aziende che guadagnano e quelle che sopravvivono...o chiudono? Immagino che le risposte possano essere molteplici: avere un prodotto di qualità, una forza commerciale, le abilità tecniche...e sono d'accordo con voi, sono tutti aspetti fondamentali che possono decretare chi vince o perde sul mercato. Ma la vera domanda che ci dobbiamo porre è: da chi dipende tutto questo? Chi crea le idee innovative, chi i prodotti di qualità, da chi dipende l'efficacia nelle vendite? Da chi l'applicazione o l'ideazione di strategie vincenti sul mercato?...Tutto ciò è generato dai talenti che hai in azienda: da te e dai tuoi collaboratori.
Ma cos'è un talento? I talenti nel mondo antico (in particolare per i Greci) erano delle monete di grandissimo valore. Col tempo poi questo termine ha assunto un significato metaforico che indica qualità e capacità uniche ed eccezionali degli individui. Ma la definizione che io preferisco è quella fornita da Riza: il talento è un’energia creativa che vive dentro ognuno di noi che, lasciata libera, porta ogni persona alla sua piena e spontanea realizzazione.
Tutte le persone nascono con potenzialità e qualità peculiari e uniche, ma i veri talenti, quelli che fanno la differenza per le nostre aziende, sono solo coloro in grado di esprimerle a pieno, mettendo a frutto ogni abilità che possiedono anche solo in forma embrionale.
Torniamo dunque alle nostre aziende e guardiamoci allo specchio...possiamo definire noi e i nostri collaboratori dei talenti? L'azienda è un ambiente che stimola la crescita? Esistono il sostegno e la formazione per lo sviluppo delle qualità individuali? Il contesto dimostra di accogliere l'espressione di individualità uniche e particolari? Esiste un'attenzione continua allo sviluppo e alla manifestazione di competenze e abilità verso una piena autorealizzazione dell'individuo?
Innanzitutto fermati un attimo e chiediti se tu sei il primo ad esprimere te stesso appieno ed a utilizzare al 100% tutte le tue potenzialità. Poiché se non otterrai prima la tua realizzazione personale difficilmente potrai spingere gli altri a fare lo stesso e ad essere un esempio. Poi passa in rassegna i tuoi soci e i tuoi collaboratori, state applicando al meglio tutte le vostre qualità?
Mi auguro che ciascuno di voi abbia risposto si a queste domande, poiché come diceva uno dei padri fondatori degli Stati Uniti, in caso contrario possedete territori pieni di miniere colme d'argento mentre le vostre casse risuonano, vuote.